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Commenti allinterrogazione inserita
nella seduta del Senato del 2/10/08
A nome dei numerosi Produttori di latte crudo Italiani e
su sollecitazione dellAz. Agr. Carpi di Parma, in riferimento
al resoconto della seduta del Senato svoltasi il 2/10/08,
si ritiene di confutare alcune importanti affermazioni ivi
espresse.
Di seguito si riportano testualmente tali affermazioni ed
il commento al riguardo.
..dal punto di vista nutrizionale e di genuinità
il latte crudo rappresenta un'opportunità anche per
i consumatori purché siano informati sulla necessità
di distruggere preventivamente i microorganismi patogeni in
esso presenti attraverso il riscaldamento del prodotto almeno
a 70°C
In realtà, nella normativa Regionale della Lombardia,
così come in quella delle altre Regioni, non si richiede
al produttore di informare la clientela della necessità
di scaldare il latte ad almeno 70°C, se non: come
per tutti gli alimenti crudi, nel caso di utilizzo da parte
di soggetti a rischio (in quanto debilitati o affetti da malattie
immunodepressive o gastrointestinali) e di bambini di età
inferiore a 3 anni si consiglia di riscaldare il latte crudo
ad almeno 70°C prima del consumo. Si sottolinea
inoltre che attualmente in Lombardia sono attivi circa 400
punti vendita di latte crudo, su un totale nazionale che in
realtà dovrebbe aggirarsi intorno alle 900 unità.
Nel solo regolamento della Regione Emilia Romagna inizialmente
(Circ. 17 del 17/05/2005) si faceva riferimento al consiglio
di effettuare la pastorizzazione sul latte crudo, come
obbligo di indicazione per il consumatore; tuttavia nel successivo
del 21/04/2008 la dicitura viene abrogata e sostituita da
una identica a quella prevista dalla Regione Lombardia (vedi
sopra). Nei regolamenti delle altre Regioni tali affermazioni
non risultano presenti.
Esisterebbe nella frase sopra riportata anche unaltra
evidente inesattezza, questa volta di tipo logico: parrebbe,
si legge, che nel latte crudo siano presenti inevitabilmente
dei microrganismi patogeni e per tanto ci sarebbe la necessità
di distruggerli. Dallesame delle migliaia di analisi
effettuate dal 2006 ad oggi dallAutorità Sanitaria
della Regione Lombardia, pare evidente che la presenza di
patogeni invece sia del tutto marginale (vedi anche riferimenti
successivi).
nella Comunità europea solo pochi Stati membri
hanno autorizzato il commercio di latte crudo per il consumo
umano diretto. Il mercato del consumo diretto di latte crudo
è limitato e marginale (stimato in 200 tonnellate per
l'Unione europea a 25 Paesi
Laffermazione sopra espressa pare sminuire fuori misura
il fenomeno del latte crudo: infatti la vendita di latte crudo
al consumatore finale è autorizzata, oltre che in Italia,
anche in Germania, Francia, Norvegia, Svizzera, Austria, Irlanda,
Gran Bretagna ed Olanda, ecc.
Anche i quantitativi espressi sono vistosamente errati, in
quanto si stima che solamente in Italia nel corso dellanno
2007 siano stati venduti al consumatore finale almeno 20.000
tonnellate di latte crudo (calcolo: n. punti vendita medi
pari a 700, per 80 litri al giorno, per 365 giorni, diviso
1000).
da una rassegna sugli episodi tossinfettivi dal 1980
al 2000 in sette Paesi industrializzati (Europa ed USA), emerge
che tra l'1 e il 5 per cento di tutti gli episodi sono connessi
con il consumo di prodotti lattiero caseari, e il 37,5 per
cento di questi sono causati dal consumo di latte crudo
Innanzi tutto il lasso di tempo considerato è eccessivo,
se si considera levoluzione della tecnologia impiagata
nellallevamento: nel 1980 relativamente poche stalle
effettuavano la mungitura meccanica, spesso il latte non era
refrigerato istantaneamente, così come invece avviene
oggi, ed i livelli di igiene erano molto più bassi
di ora. Si consideri inoltre che dal 2000 ad oggi ci sono
stati significativi ed ulteriori passi avanti nei sistemi
di mungitura, di conservazione del latte a livello aziendale
e normativi. In Italia, così come in tutti gli Stati
membri dellUE, dal 2006 è obbligatorio, per le
aziende che effettuano la produzione primaria, un sistema
di autocontrollo igienico - sanitario aziendale (Pacchetto
igiene: Reg. CE 852-853-854-882/04).
Dal punto di vista matematico poi parrebbe comunque che il
37,5% dell1-5% di episodi di tossinfezioni alimentari,
pari allo 0,37%, o al più l1,8%, sia numericamente
poca cosa. Ci si potrebbe chiedere al contrario la causa delle
altre tossinfezioni alimentari (dal 95 al 99%) ed inoltre
lincidenza di quelle legate a latte magari pastorizzato
(forse il restante 62,5% !?).
il rischio che nel latte crudo possano essere presenti
agenti patogeni è reale e, al contrario di quanto avviene
nelle produzioni industriali, nel processo produttivo non
sono presenti fasi in grado di bonificare il prodotto dalla
presenza di microrganismi patogeni; il controllo dei patogeni
in allevamento, al di là dell'applicazione delle buone
pratiche di allevamento, non è facilmente perseguibile
In un sistema HACCP, sostanzialmente alla base di qualsiasi
sistema di autocontrollo igienico sanitario nel campo alimentare,
la base della sicurezza sta nelle Procedure di autocontrollo.
Nel caso dellIndustria che trasforma il latte crudo
in latte alimentare (UHT, Fresco, ecc.) è vero che
si effettua una misura di bonifica del latte (pastorizzazione),
motivata dal fatto che il latte proviene da situazioni diverse,
caratterizzate da parametri igienici anche non sempre ottimali
e con tempistiche di lavorazione del prodotto, così
come prescrive la legge, entro le 48 ore dalla mungitura.
Nel caso del latte crudo destinato alla vendita diretta, deve
essere posto in vendita al massimo entro 24 ore dalla mungitura,
e le misure di Prevenzione e Controllo sono senza dubbio determinanti,
ma anche evidentemente efficaci, in considerazione dei risultati
ricavabili dalle analisi effettuate dalla Regione Lombardia.
Pertanto non è vero che non sia perseguibile il controllo
dei patogeni negli allevamenti a latte crudo.
il rischio dovuto alla potenziale presenza di agenti
patogeni nel latte crudo può essere amplificato da
una non corretta gestione domestica del prodotto da parte
del consumatore (eventuali carenze del mantenimento della
catena del freddo, nel trasporto e nella conservazione domestica
Il processo industriale di pastorizzazione che avviene sul
latte non è in grado di ottenere una completa sterilizzazione
dello stesso, nemmeno nel caso dellUHT. Con la pastorizzazione
caratteristica del latte Fresco comunemente in commercio (pastorizzato
a circa 78°C) si ottiene labbattimento del 80% della
carica batterica presente, la quale per legge non deve superare
il limite di 100.000 ufc/ml. Nel caso del latte crudo (vedi
Regolamento Regionale 13 SAN 2007) il limite massimo individuato
è pari a 25.000 ufc/ml, quantità assimilabile
al 20% di 100.000. Infatti risulta che il latte Fresco comunemente
in commercio abbia un contenuto di carica batterica alla vendita
anche oltre 30-50.000 ufc/ml. Posto ciò, se il latte
delle due tipologie ha circa lo stesso contenuto di carica
batterica, ed in considerazione che la pastorizzazione non
è in grado, ovviamente, di eliminare solo gli eventuali
patogeni presenti nel latte, il problema della gestione
domestica del latte con carenze della catena del freddo,
non riguarda solo il latte crudo, ma anche quello Fresco comunemente
in commercio.
durante il trattamento termico, obbligatorio prima
del consumo secondo quanto stabilito dai principali provvedimenti
normativi regionali di cui sopra, tutti i componenti del latte
subiscono, in maniera più o meno evidente, delle modificazioni
e alcune componenti, come le vitamine, possono andare distrutte
A parte che, come sopra dimostrato, non è vero che
il trattamento sia obbligatorio, ma semmai consigliabile solo
per alcune particolari categorie di consumatori (vedi anche
Circ.Reg. Emilia Romagna), si ritiene condivisibile laffermazione
che il latte crudo trattato termicamente ad una temperatura
di pastorizzazione, consegua un deterioramento di alcune caratteristiche
nutritive ed in particolare nutraceutiche. (M.Toro 2007 Università
degli studi di Urbino, Scientific American dic.1995, ecc).
Piano dei controlli ufficiali illustrato nella Conferenza
di cui sopra indica che, nel 2007, su 220 aziende lombarde
autorizzate alla vendita diretta di latte crudo, il 13 per
cento (29 in numero) sono state sospese in seguito al superamento
dei parametri consentiti dalla legge
I 29 casi di sospensione delle vendite sono stati provocati
per circa un terzo da problemi di superamento dei limiti della
conta cellulare, aspetto fissato dalla legge, ma il cui superamento
di per sé non provoca nessun problema sanitario al
consumatore; in altri numerosi casi poi la sospensione delle
vendite è stata cautelativa, avendo riscontrato una
positività allanalisi con metodica PCR (metodologia
di screening), ma non confermata dalla metodica Microbiologica
(metodologia Ufficiale). Si consideri infine che siamo in
presenza di analisi a tappeto effettuate presso tutti i punti
vendita della Regione Lombardia e con cadenza quindicinale.
In ogni caso non risultano in Italia casi accertati di tossinfezione
causati da assunzione di latte crudo prelevato da produttori
accreditati.
Si ritiene pertanto che le affermazioni sopra riportate siano
evidentemente imprecise e quindi lesive dellattività
dei produttori di latte crudo. Si auspica che questo fenomeno
sia senza dubbio controllato dagli Enti preposti, così
come già avviene, ma senza ledere il fatto di essere
unopportunità per i produttori (economica e di
immagine) e per gli stessi consumatori, i quali vedono in
questo alimento un prodotto sano e salutistico, con riconosciute
attività immunoprotettive, antiossidanti e probabilmente
anticancerogene.
Brescia, 13/10/08 Bevilatte
Dott. Fausto Cavalli
Agronomo Zootecnico
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