| Brescia, 01/07/08
Spett.le
DIRETTORE GENERALE AZIENDA ULSS LEGNAGO (VR)
OGGETTO: Ricerca Escherichia Coli O157 nelle feci delle bovine
Gent. Direttore Generale Dott.ssa Daniela Carraro,
in merito alla sospensione della vendita diretta di latte
crudo sfuso tramite distributori automatici da parte dell
azienda XXXXXXXX, mi permetto cortesemente di sottolineare
i seguenti aspetti:
+ Assenza di un qualsiasi prova di presenza nel latte prodotto
o venduto dellazienda di E. Coli O157, o di altro patogeno
+ sospensione della vendita del latte crudo da oramai un mese,
con grave danno economico e di immagine dellazienda.
Su questi aspetti mi permetto di porre di seguito alcune riflessioni.
Riferimenti a ricerche sullE. Coli O157
LE.Coli in questione ha un range di sopravvivenza tra
8° e 45°C, pertanto mal tollera una attenta refrigerazione
del latte sotto la soglia di legge di 4°C.
E. Coli O157 è presente in numerosi animali, come i
bovini, gli animali da compagnia (cani), nei suini, cavalli
e animali selvatici. Raggiunge lambiente esterno tramite
le feci degli animali portatori. Gli alimenti si contaminano
perché entrano in contatto, nellambiente, con
materiale fecale proveniente dagli animali infetti (ortaggi,
frutta, ecc.). Gli alimenti contaminati (carne macinata, insaccati
stagionati, latte crudo, ortaggi, ecc.), rappresentano il
principale veicolo dinfezione. Un potenziale ed ulteriore
rischio per il consumatore restano le contaminazioni degli
alimenti acidi (insaccati e formaggi stagionati, yogurt, succo
di mela, maionese, ecc.) ritenuti fino a qualche anno addietro
microbiologicamente sicuri; infatti, E. Coli O157 presenta
spiccata acidotolleranza che gli consente di sopravvivere
per lunghi periodi in questi alimenti. In fine è stata
provata anche la trasmissione da persona a persona e la trasmissione
mediante contatto diretto con gli animali escretori. (ndr.
www.sicurezzadeglialimenti.it Dipartimento di Sanità
e Benessere Animale dellUniversità di Bari)
Trasmissione
La trasmissione avviene per ingestione di cibo contaminato,
come nel caso delle infezioni da Salmonella, per lo più
di carne di manzo cotta in maniera inadeguata (specialmente
carne macinata), di latte crudo e di frutta o verdura contaminata
dalle feci di ruminanti. La trasmissione si verifica anche
per contatto diretto interpersonale, come nel caso delle infezioni
da Sbigella, in ambito familiare, negli asili nido e nelle
istituzioni chiuse. Si può avere trasmissione tramite
consumo o esposizione ad acqua. Una epidemia in particolare
è stata associata al nuoto in un lago molto frequentato
ed una al consumo di acqua contaminata di un acquedotto
pubblico non clorato.
Si sono verificate negli USA alcune gravi epidemie, attribuite
al consumo di hanburgers mal cotti. Si dovrebbe ribadire ad
insegnanti e genitori che prescrivere ai bambini di lavarsi
le mani con il sapone dopo che sono stati in bagno, rappresenta
ancora la più importante misura di prevenzione per
limitare la diffusione dellinfezione.
Normative Regionali sul latte crudo
La Regione Veneto ha emanato con delibera del 11/10/05 delle
specifiche Linee Guida per al vendita diretta del latte crudo
al consumatore. In esse non è previsto la ricerca in
autocontrollo del microrganismo in questione e tanto meno
nelle feci dei bovini.
La Regione Lombardia ha emanato analoghe Linee Guida nel novembre
2004 e successivamente, mediante successive Circolari, ha
richiesto la verifica delleventuale presenza dellE.
Coli O157 nel latte crudo. Durante la campagna di analisi
effettuata durante il 2007 dallAutorità Sanitaria
lombarda, a tappeto su tutti i distributori presenti sul territorio
(ndr. erano 226 a fine 2007), è risultata la presenza
di soli n.2 casi di O157 nel latte, su un totale di 1.980
analisi. Anche in questi due casi tuttavia non risulta esserci
stato alcun problema con il consumatore, grazie, presumibilmente
alla corretta temperatura di conservazione del latte (inferiore
a 4°C).
La Regione Emilia Romagna, con lemanazione della Circolare
n.17 del 5/10/05 prevede la ricerca in autocontrollo dellE.Coli
O157, con cadenza mensile, ma che diventa semestrale nel caso
di assenza per n.3 controlli successivi. In ogni caso lazienda
può riprendere la vendita del latte crudo, una volta
ripristinati i parametri non conformi. Non sono previste le
analisi sulle feci della mandria.
Il caso in questione
In merito al caso che ha coinvolto lazienda XXXXXXXX,
si sottolinea che non cè stato alcun riscontro
nel latte prodotto e venduto e, per tanto, non pare esserci
alcun motivo da parte dellAutorità Sanitaria
per opporsi alla vendita del latte. Inoltre la ricerca di
un microrganismo come lE. Coli O157 nelle feci delle
bovine pare essere alquanto discutibile, se non a scopo puramente
accademico. Il sistema di autocontrollo aziendale e di conseguenza
le pratiche giornaliere ad esso adeguate, nei fatti garantiscono
e hanno garantito la sanità del prodotto stesso.
In fine non si può che vedere con preoccupazione la
ventilata ipotesi di costringere le aziende che vendono latte
crudo su tutto il territorio, a ricercare nelle feci di ogni
singolo capo che compone la mandria, il microrganismo in questione.
Sarebbe evidentemente eccessivamente oneroso da parte del
produttore e con probabile inutili allarmismi, che scatterebbero,
non sul latte, in quel caso giustificati, ma sulle feci. In
pericolo cè evidentemente il proseguimento dell
attività di vendita del latte crudo, che, come pare,
è invece un alimento molto gradito da parte del consumatore
e da esso è considerato una vera opportunità
anche dal punto di vista salutistico.
La preoccupazione nel garantire con assoluto rigore la sicurezza
del latte crudo è stata sin dallinizio dellattività
del Consorzio Bevilatte (dicembre 2005) un assoluto imperativo.
Riteniamo che sia corretto ricercare il massimo della sicurezza
alimentare, ma che ci debba essere un equilibrio anche nella
consapevolezza che il rischio zero sia ottenibile
paradossalmente solo dal non consumo del prodotto. Il consumatore
è libero comunque di non acquistare il latte crudo,
se ritiene che i benefici ottenibili dallassunzione
siano inferiori al rischio di intossicazione da eventuali
patogeni. In realtà a distanza di oramai 4 anni dalla
prima vendita diretta in via ufficiale di latte crudo, non
pare esserci stata in tutta Italia alcuna epidemia causata
da patogeni. Lattenzione sul latte crudo da parte dellAutorità
sanitaria è stata sin da subito molto elevata, ben
superiore rispetto ad altri prodotti, il cui consumo oggettivamente
comporta gli stessi identici rischi, o superiori (es. carne
cruda, pesce crudo, prosciutto crudo, ecc.).
Nella speranza che si possa trovare una rapida soluzione a
queste problematiche, rimango a disposizione per ogni ulteriore
chiarimento. Con loccasione porgo distinti saluti.
Dott. Fausto Cavalli
Coordinatore Bevilatte Consorzio Produttori latte crudo
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